Oggetti che parlano: il design femminile raccontato attraverso pezzi iconici

Oggetti che parlano: il design femminile raccontato attraverso pezzi iconici

Perché parlare di design femminile oggi? Non è solo una questione di genere. È una questione di voce.
Nel grande racconto del design del Novecento – e persino del contemporaneo – le voci femminili ci sono sempre state. Ma spesso messe in secondo piano, trascurate, confuse con quelle dei colleghi uomini. Eppure, ci sono oggetti nati da sguardi profondamente diversi, capaci di leggere la casa, il corpo, la quotidianità con una sensibilità progettuale che rompe con la funzione e si intreccia con la vita.

Non sono “pezzi al femminile”. Sono pezzi di design universale, che partono però da esperienze, domande, intuizioni nate da donne. Designer, architette, pensatrici del progetto.

Design femminile: oggetti iconici nati dalle donne del design

Ecco un viaggio tra alcuni degli oggetti del design femminile iconici – più o meno noti – che raccontano l’intelligenza, la forza, la visione di chi ha progettato con la testa, con le mani e con il cuore.

1. Marianne Brandt – Teiera Bauhaus, 1924 – Design femminile: icone delle donne del design

DESIGN FEMMINILE Marianne Brandt – Teiera Bauhaus

Nel laboratorio dei metalli del Bauhaus, riservato quasi esclusivamente agli uomini, Marianne Brandt irrompe con talento e rigore. La sua teiera – argento e ebano, fatta di cerchi e linee pulite – è un manifesto della funzione, ma con una delicatezza che la distingue da molti oggetti coevi.

Non fu solo una designer. Fu anche una delle prime donne a rompere gli schemi di una scuola che parlava di modernità, ma praticava ancora esclusione. La sua teiera oggi è al MoMA: elegante, simbolica, ancora attualissima.


2. Eileen Gray – Poltrona Bibendum, 1926

DESIGN FEMMINILE Eileen Gray – Poltrona Bibendum

La Bibendum Chair è ironica, sensuale, potente. Disegnata da Eileen Gray negli anni ’20, è ispirata al famoso “omino Michelin” – simbolo pubblicitario diventato forma di accoglienza.

Due grandi anelli imbottiti, un cuscino di seduta ampio, una struttura modernista. Ma anche un messaggio sottile: la forza del design che accoglie senza sottomettere. Gray progettava case per donne indipendenti, e la Bibendum era la poltrona perfetta per leggere, riflettere, sentirsi bene.


3. Charlotte Perriand – Chaise longue Tokyo, 1940-1954

DESIGN FEMMINILE Charlotte Perriand – Chaise longue Tokyo

Molti la conoscono per aver lavorato con Le Corbusier, ma Charlotte Perriand aveva una visione propria. Dopo un lungo soggiorno in Giappone, sviluppò una serie di sedute influenzate dall’estetica orientale: tra queste, la chaise longue Tokyo, realizzata con doghe di bambù e struttura pieghevole.

Minimalista e materica, fonde l’efficienza del design occidentale con la spiritualità silenziosa dell’artigianato giapponese. Un ponte tra culture. Una seduta che invita alla calma.


4. Nanna Ditzel – Hanging Egg Chair, 1959

Nanna Ditzel – Hanging Egg Chair

La Hanging Egg Chair è una sedia sospesa come un bozzolo, un rifugio fluttuante per il corpo e la mente. Realizzata da Nanna Ditzel, pioniera del design danese, è ancora oggi tra gli oggetti più venduti e reinterpretati dello stile scandinavo.

Ditzel non voleva semplicemente arredare, ma creare ambienti emotivi, dove il design diventava parte dell’esperienza. Un’estetica calda, libera, accessibile. Una donna che ha fatto scuola.


5. Gae Aulenti – Lampada Pipistrello, 1965 – Design femminile: icone delle donne del design

LAMPADA PIPISTRELLO DONNE DEL DESIGN

Architetta colta, poliedrica, energica, Gae Aulenti ha firmato grandi progetti (Musée d’Orsay a Parigi, Palazzo Grassi a Venezia), ma anche oggetti rimasti nel cuore.

La Pipistrello è una lampada telescopica, con base in acciaio e calotta di metacrilato: evocativa, scultorea, iconica. Non è un pezzo da salotto. È una dichiarazione d’identità, nata in anni in cui le donne nel design erano rare e spesso silenziate. Ma Aulenti parlava forte. Con la voce della forma.


6. Patricia Urquiola – Sedia Husk, 2011

Patricia Urquiola – Sedia Husk design femminile

Comfort e pensiero, morbidezza e precisione. La Husk, disegnata da Patricia Urquiola per B&B Italia, unisce un guscio rigido (in plastica riciclata) a cuscini modulari e accoglienti. Ogni elemento si può rimuovere, spostare, riadattare.

Urquiola non progetta oggetti “comodi”. Progetta esperienze di abitare: non per stupire, ma per restare. La Husk è un invito a rallentare, sedersi, ascoltare il proprio corpo. Un design che parla la lingua di oggi. E che non urla.


7. Zaha Hadid – Liquid Glacial Table, 2012

Zaha Hadid – Liquid Glacial Table donne del design

Zaha Hadid ha fatto dell’impossibile una prassi. Con il Liquid Glacial Table, ha reso solida l’acqua: il piano sembra incresparsi sotto lo sguardo, le gambe sono vortici cristallini, come se fossero stati scolpiti dal tempo.

Non è solo un tavolo. È un paesaggio. È una metafora visiva della sua architettura fluida. Hadid non amava limiti: né tecnici, né estetici, né culturali. E questo oggetto è pura poesia plastica.


8. Matali Crasset – Concentré de Vie, 2009

Matali Crasset – Concentré de Vie design femminile iconico

Frutto di una ricerca sul vivere contemporaneo, Concentré de Vie è un mobile abitabile: letto, scrivania, guardaroba, libreria in un solo oggetto. Progettato per spazi ridotti, è pensato per studenti, migranti, nomadi urbani.

Matali Crasset lavora tra design e sociologia. Il suo stile colorato e modulare racconta che il progetto può essere politico, e che la creatività è una forma di cura sociale.


9. Hella Jongerius – Polder Sofa, 2005

Polder Sofa design femminile

Colori dissonanti, forme asimmetriche, bottoni in rilievo cuciti a mano: il Polder Sofa, progettato da Hella Jongerius per Vitra, è un patchwork perfetto di imperfezioni.

È un divano che non cerca di uniformare, ma di raccontare: territori diversi, culture diverse, materiali diversi che convivono. Jongerius è convinta che il design debba avere una “soul”. E il Polder ne ha tanta.


10. Nika Zupanc – Lolita Lamp, 2008 – Design femminile: icone delle donne del design

design femminile lolita lamp

La Lolita Lamp è un piccolo colpo di scena. Paralume rosa, dettagli retrò, una forma che richiama una sottile ironia. Ma non è un vezzo. È una provocazione elegante contro lo stereotipo della donna-oggetto.

Nika Zupanc crea un design che gioca con la femminilità per liberarla. Lolita è un nome che pesa, e lei lo trasforma in luce. Letteralmente.


C’è una lezione comune del design femminile?

Tutti questi oggetti non gridano “femminismo”. Ma portano dentro un modo diverso di pensare il design: più inclusivo, meno autoreferenziale, più attento ai gesti quotidiani, alle relazioni, alla libertà.

Non sono “oggetti femminili”. Sono atti progettuali pieni di senso. Che ci dicono che esiste una storia del design parallela, spesso taciuta, mai marginale.

E che oggi più che mai merita di essere conosciuta, raccontata, celebrata.

Leave a comment

Send a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *