Parlare di interior design significa spesso limitarsi a estetica e funzionalità, dimenticando che lo spazio in cui viviamo è molto più di un semplice contenitore. Le stanze che abitiamo raccontano chi siamo, influenzano il nostro stato d’animo e il nostro modo di vivere la quotidianità. Ma cosa accade quando il design diventa un vero e proprio strumento per migliorare il benessere delle persone?
Mattia Gazzetta ha trovato la sua risposta in un approccio unico e profondamente consapevole: unire l’interior design con i principi del Feng Shui e dell’Architettura del Benessere. La sua non è una semplice ricerca estetica, ma un viaggio che attraversa l’identità di ogni individuo per tradurla in spazi che rispecchino chi siamo e ci aiutino a vivere meglio.
Dopo un percorso professionale nella grande distribuzione, Mattia ha scelto di seguire la sua vocazione, passando dal mondo del commercio a quello della progettazione d’interni. Oggi, attraverso il suo metodo, aiuta le persone a creare ambienti che non solo siano belli e funzionali, ma che favoriscano anche equilibrio e serenità.
In questa intervista, Mattia Gazzetta ci racconta la sua visione del design, il legame profondo tra casa ed emozioni, il potere trasformativo dello spazio e come ha costruito il suo metodo di lavoro, combinando creatività, ascolto e conoscenze olistiche.
Un dialogo che va oltre i trend dell’arredamento e che ci porta a riflettere su come la nostra casa possa diventare il riflesso autentico del nostro benessere interiore.
Intervista a Mattia Gazzetta: il significato profondo di benessere abitativo

Ciao, raccontaci il tuo percorso professionale che ti ha portato fin qui oggi!
Mi chiamo Mattia e oggi sono un interior designer e operatore olistico, specializzato in Architettura del Benessere e Feng Shui. La passione per la casa ce l’ho da sempre. Fin da ragazzino, perdevo ore a sfogliare riviste di arredamento o a navigare nei siti immobiliari, attratto da tutto ciò che riguardava l’abitare. Per me la casa non è mai stata solo un contenitore: è sempre stata il luogo in cui esprimersi, un riflesso profondo di chi siamo.
Eppure, il mio percorso è iniziato altrove. Ho lavorato per anni nella grande distribuzione, dove sono cresciuto professionalmente gestendo team e sviluppando competenze organizzative e relazionali. Quel lavoro mi ha insegnato tantissimo, soprattutto sul piano umano: ho imparato ad ascoltare davvero, a cogliere i bisogni – anche quelli non detti – delle persone con cui lavoravo o che servivo.
A un certo punto, però, qualcosa dentro di me ha iniziato a bussare forte. Sentivo che quella strada, per quanto sicura, non era la mia. Volevo creare un legame più profondo con le persone, volevo aiutarle davvero… e mi sono chiesto: perché non farlo attraverso la loro casa? È lì che ho sentito l’urgenza di reinventarmi. Ho iniziato a studiare interior design, mentre continuavo a lavorare, con l’obiettivo di trasformare quella passione in una nuova professione.
Poi è arrivato il momento del salto. Ricordo una vocina interiore che mi sussurrava che era tempo di mostrarmi, di uscire allo scoperto. Così ho aperto il mio canale YouTube, investendo anche in un corso per capirne la strategia. È stato durante la pandemia, un momento in cui tutti siamo stati costretti a rientrare dentro casa e dentro noi stessi. E mentre il mondo si chiudeva, io mi aprivo: il mio primo video è uscito proprio allora, e da quel momento non mi sono più fermato.
Settimana dopo settimana, video dopo video, il canale cresceva. Iniziavano ad arrivare i primi clienti, e con loro, le prime conferme che quella scelta era giusta. Ho continuato a formarmi, ma sentivo che serviva un altro passo: lasciare il mio vecchio lavoro per dedicarmi completamente a ciò che stavo costruendo. Non è stata una decisione improvvisa, anzi. L’ho comunicata con grande anticipo, perché volevo gestire tutto con rispetto e responsabilità.
Proprio in quel periodo ho scoperto che sarei diventato papà. In molti hanno pensato che fossi matto a lasciare un posto sicuro in un momento così delicato… ma io sentivo di essere perfettamente allineato con ciò che dovevo fare. Ho studiato, mi sono preparato, ho affrontato ogni aspetto con metodo. E poi, con fiducia, ho preso il volo. Da quel momento, ho assaporato la libertà vera: quella di costruire qualcosa che mi rappresentasse davvero, giorno dopo giorno.
Quando hai capito che il design non era solo estetica ma anche benessere?
L’ho capito sul campo, osservando con attenzione come le persone vivono i propri spazi. Mi sono accorto che l’ambiente in cui si abita può avere un’influenza fortissima sullo stato d’animo, sull’energia quotidiana, persino sulla capacità di concentrarsi o rilassarsi davvero. Un ambiente può essere anche bellissimo esteticamente, ma se non è funzionale o non rispecchia chi lo abita, non fa bene. Anzi, in certi casi può creare disarmonia interiore.
La funzionalità si può anche progettare seguendo delle regole generali, ma l’armonia… quella è un’altra cosa. L’armonia è personale, va costruita a partire da chi sei in quel momento della vita. Non può essere standardizzata.
Nel tempo, ho visto tante case e tanti modi diversi di viverle, e ogni volta mi sono reso conto che gli spazi raccontano molto di chi li abita. A volte anche più di quanto le persone riescano a raccontare di sé stesse. E così mi sono appassionato a questo legame sottile tra lo spazio e l’interiorità. Ho capito che il design, se vissuto con consapevolezza, può diventare uno strumento potente di trasformazione personale. Non è solo arredare bene: è aiutare qualcuno a ritrovarsi nella propria casa.
Cosa ti ha portato a integrare il Feng Shui nel tuo lavoro?
Il Feng Shui mi ha sempre affascinato per un motivo preciso: l’idea che ogni spazio abbia un’energia capace di influenzare chi lo vive. A un certo punto ho capito che volevo spingermi oltre l’estetica e la funzionalità, che pure sono fondamentali, per offrire ai miei clienti qualcosa di più profondo: ambienti che avessero un impatto positivo sul loro benessere, anche a livello emotivo ed energetico. Il Feng Shui mi ha dato gli strumenti per farlo. Mi ha permesso di progettare non solo spazi belli, ma spazi che potessero diventare alleati nella vita quotidiana di chi li abita.

Quali sono i principi del Feng Shui che più ti hanno colpito e che cerchi di applicare nei tuoi progetti?
Esistono diversi approcci al Feng Shui. Alcuni sono più “semplificati”, quasi schematici, adattati alla cultura occidentale attraverso manuali e regole fisse. Io ho scelto invece un approccio più fedele alla tradizione: richiede maggiore ascolto, sensibilità e coinvolgimento percettivo, ma è decisamente più profondo e trasformativo.
Uno dei principi che mi ha colpito di più è questo: la casa è l’estensione del corpo di chi la abita. Come un abito, racconta chi siamo, dove siamo nel nostro percorso di vita. Leggere quello spazio – e restituirlo in modo più equilibrato – significa aiutare la persona che lo vive a ritrovare un allineamento profondo con sé stessa.
Tutto ruota intorno all’equilibrio: quello tra gli elementi naturali (acqua, legno, fuoco, terra e metallo), ma anche tra luce e ombra, pieni e vuoti, materiali e forme. Il mio compito è accompagnare i miei clienti verso un’armonia specifica, unica, cucita su misura per loro. Niente è lasciato al caso, nemmeno il colore di una parete o la posizione di una lampada. Ogni scelta ha una radice simbolica, funzionale e personale.
In che modo il tuo approccio si differenzia da quello di altri interior designer?
Quello che cerco di fare è creare un ponte tra interior design e crescita personale. Non mi limito a progettare spazi belli e funzionali: voglio che ogni ambiente favorisca davvero il benessere fisico, mentale ed emotivo di chi lo abita.
Mi prendo il tempo per ascoltare profondamente i miei clienti. Li accompagno in un processo in cui la casa diventa uno specchio e uno strumento di trasformazione.
Un altro aspetto che mi distingue è la comunicazione: cerco di parlare in modo chiaro, rassicurante. I miei clienti spesso mi dicono che li faccio sentire a casa già dal primo incontro. Questo è il mio obiettivo: creare fiducia, empatia, leggerezza… anche quando si lavora su temi profondi.
Hai un progetto che consideri particolarmente significativo per il suo impatto sul benessere del cliente?
Ogni progetto, per me, è un viaggio a sé. Non ne esiste uno che non abbia lasciato un segno, in me e nelle persone con cui ho lavorato. C’è un momento, durante la progettazione, in cui tutto comincia a prendere forma: lo vedo nel mio software 3D, ma lo sento soprattutto dentro. Sorrido, perché riconosco il potenziale che sta emergendo.
E poi arriva quella meraviglia condivisa: quando presento il progetto al cliente e vedo nei suoi occhi la sorpresa, la gratitudine, l’entusiasmo.
Spesso mi scrivono anche dopo, mentre realizzano pezzo dopo pezzo ciò che abbiamo immaginato insieme. Mi mandano foto, aggiornamenti, emozioni. È in quei momenti che sento di aver scelto la strada giusta. Ed è per questo che voglio continuare a crescere, a sperimentare, a scoprire nuovi modi per migliorare il benessere delle persone attraverso i luoghi che abitano.
La casa è il rifugio delle persone: secondo te, quali sono gli errori più comuni che si fanno nell’arredamento e nella disposizione degli ambienti?

Spesso si pensa che arredare significhi semplicemente riempire uno spazio. Il risultato? Ambienti troppo pieni, caotici, che tolgono respiro anziché offrirlo. Oppure si sottovaluta la disposizione dei mobili: basta poco per bloccare la fluidità del movimento, e questo influisce, anche inconsciamente, sul nostro equilibrio. La luce naturale, poi, è un altro aspetto spesso trascurato, così come la scelta dei colori: elementi fondamentali che influenzano profondamente il nostro umore.
Ma l’errore più diffuso, se vogliamo trovare un filo conduttore, è la mancanza di consapevolezza. Non lo dico con giudizio, anzi: è assolutamente naturale. Nessuno ci insegna davvero a leggere gli spazi in cui viviamo. È per questo che credo nella figura del professionista: qualcuno che sappia accompagnarti, aiutarti a vedere ciò che da solo magari non riesci a cogliere. La casa non è solo un contenitore: è uno specchio. E progettare con consapevolezza significa, in fondo, progettare anche una parte della propria vita.
Come si può migliorare il benessere abitativo con piccoli cambiamenti?
Non serve sempre stravolgere tutto per iniziare a respirare meglio nella propria casa. A volte basta sottrarre, più che aggiungere. Liberarsi del superfluo, lasciare che gli spazi si alleggeriscano, può aprire la porta a nuove possibilità. Anche l’introduzione di elementi naturali – piante, tessuti grezzi, legno – può fare una grande differenza.
La luce, ad esempio, può trasformare radicalmente un ambiente. E poi ci sono i colori, i profumi, le texture… ogni dettaglio contribuisce a costruire una sensazione. Spesso basta davvero poco per trasformare uno spazio e renderlo più accogliente, più autentico, più “nostro”.
Ci sono materiali, colori o elementi che consigli sempre perché favoriscono armonia e positività?
Più che consigliare sempre le stesse cose, mi piace partire da una parola: consapevolezza. Ogni casa, ogni persona, ogni progetto è diverso. Detto questo, tendo a suggerire l’uso di materiali naturali, perché trasmettono un’energia più autentica, più radicata. Legno, lino, cotone, pietra… sono elementi vivi, che parlano al nostro corpo in modo sottile ma potente.
Anche le piante hanno un ruolo importante: purificano l’aria, ma soprattutto riequilibrano lo spazio con la loro presenza silenziosa. Per quanto riguarda i colori, non credo nelle regole rigide. Piuttosto, invito a evitare la monotonia: troppo bianco, troppo grigio, troppa neutralità rischiano di appiattire le emozioni. Serve un tocco vibrante, un dettaglio che parli alla nostra anima. Qualcosa che ci somigli.
Nel tuo lavoro capita spesso di dover “leggere” il cliente. Qual è l’aspetto più importante dell’ascolto in un progetto di interior design?
Io non credo di “leggere” le persone. Credo, piuttosto, che sia la casa a raccontare molto. È lo spazio che parla: attraverso gli oggetti, le scelte, i silenzi. Il mio compito è ascoltare quel linguaggio silenzioso e condividerlo con chi ho davanti. Da lì nasce un confronto, un dialogo vero.
L’aspetto più importante è arrivare al bisogno profondo. Non sempre viene espresso con chiarezza, anzi: spesso emerge strada facendo, tra una parola e un’esitazione, tra uno sguardo e un ricordo. Io osservo come la persona vive il suo spazio, che emozioni prova, dove si sente bene e dove no. Solo così posso creare un progetto che sia davvero su misura. Non solo bello, non solo funzionale: ma capace di far sentire quella persona davvero a casa. Dentro e fuori.
Secondo te, esiste un legame tra lo spazio che abitiamo e i cambiamenti della nostra vita?

Assolutamente sì. Lo spazio che ci circonda non è mai neutro. Riflette il nostro stato interiore e, allo stesso tempo, lo influenza. È un rapporto a doppio senso, continuo, a volte sottile, ma potentissimo. Quando viviamo in un ambiente che ci somiglia, che ci accoglie, che ci sostiene, qualcosa dentro di noi si allinea. Ci sentiamo più sereni, più motivati, più in equilibrio.
Con il tempo ho imparato che ogni piccolo cambiamento nello spazio può innescare un processo più ampio. A volte l’effetto è immediato. Altre volte, come un seme piantato in silenzio, ha bisogno di tempo e cura per germogliare. Ma c’è una cosa che ho capito profondamente: quando una persona diventa consapevole del proprio spazio e delle proprie dinamiche interiori, allora sì che può usare la casa come strumento per attivare trasformazioni reali nella propria vita.
Dove vuoi portare il tuo lavoro nei prossimi anni? Hai un sogno professionale particolare?
Il mio sogno è far crescere questo approccio integrato che ho costruito nel tempo, unendo design, benessere, ascolto e consapevolezza. Voglio continuare a offrire strumenti pratici e concreti, ma anche percorsi più profondi, per chi desidera abitare meglio la propria casa e, di riflesso, se stesso.
Mi piacerebbe creare uno spazio – sia fisico che digitale – in cui le persone possano accedere a contenuti, consulenze, workshop, momenti di ispirazione e confronto. Un luogo accessibile, autentico, in cui chiunque possa imparare a portare armonia nella propria casa e, parallelamente, nella propria vita. Credo in un design che cura, che accompagna, che ascolta. E voglio che il mio lavoro vada sempre più in quella direzione.
Se potessi dare un consiglio a chi vuole trasformare la propria casa in un luogo di benessere, quale sarebbe il primo passo da fare?
Il primo passo è guardare. Fermarsi un attimo, respirare e osservare davvero la propria casa. Non come siamo abituati a vederla ogni giorno, ma con occhi nuovi. Chiedersi: “Questo spazio mi fa stare bene? Mi rappresenta davvero?”. Spesso abitiamo ambienti che ci somigliano solo per abitudine, non per scelta.
Consiglio sempre di partire da lì: da un ascolto sincero. Ci sono angoli in cui ci sentiamo a nostro agio? Altri che evitiamo, magari senza accorgercene? Oggetti che parlano ancora di noi, e altri che invece raccontano una parte passata che non ci rappresenta più?
A volte è proprio liberandoci del superfluo che iniziamo a fare spazio a ciò che siamo oggi. Basta poco: una pianta, una nuova luce, un colore. Ma ancora prima dei dettagli estetici, serve la volontà di entrare in relazione con lo spazio. Solo allora la casa smette di essere un contenitore e diventa davvero un rifugio, un alleato, uno specchio della nostra evoluzione.
Il tuo motto è “Modella il tuo spazio, trasforma il tuo benessere” – c’è un’esperienza che ti ha fatto capire quanto sia vero?
Sì, e non parlo solo dei miei clienti, ma anche di me stesso. Un esempio che porto spesso è quello del mio divano. Per anni era stato posizionato al centro della stanza, come accade in tante case moderne. Ma qualcosa non tornava: io e mia moglie ci rendevamo conto che non riuscivamo mai a rilassarci davvero. C’era sempre una tensione sottile, una sensazione di attivazione costante, come se non ci fosse mai spazio per rallentare.
Analizzando il nostro ambiente, ho capito che quel divano raccontava molto del nostro modo di vivere: sempre in movimento, sempre pronti a fare, mai davvero fermi. Così, ho deciso di spostarlo. L’ho appoggiato a una parete “sicura”, protettiva. E qualcosa è cambiato immediatamente. Ricordo ancora il giorno in cui mia moglie, senza nemmeno accorgersene, si è addormentata sul divano per la prima volta. Un gesto semplice, ma potentissimo. Quella nuova disposizione ci aveva concesso finalmente il permesso di riposare.
Da allora, ho collezionato tante storie simili anche dai miei clienti: piccoli cambiamenti che hanno portato serenità, leggerezza, nuove energie. Per me, è la conferma che sì, modellare lo spazio può davvero trasformare il nostro benessere. E che ogni casa ha il potenziale per diventare il nostro spazio di cura.
La casa secondo Mattia Gazzetta: un universo di energie, storie e connessioni

Mattia Gazzetta ha scelto di guardare oltre la superficie del design. Per lui, una casa non è mai solo una casa, ma un universo fatto di energie, storie, relazioni e intenzioni. Ogni ambiente ha un’anima, e ogni dettaglio può diventare lo specchio di ciò che siamo o il seme di ciò che vogliamo diventare.
In un mondo dove si progetta spesso per riempire, per stupire o per conformarsi, il suo approccio ci invita a fare spazio. Spazio per respirare, per ascoltarci, per sentirci davvero a casa — dentro e fuori. Perché abitare in modo consapevole non significa semplicemente scegliere un divano o un colore, ma imparare a riconoscere ciò che ci fa bene, ciò che ci parla davvero.
Migliorare il proprio spazio, come ci ricorda Mattia, significa migliorare anche la propria vita. E il design, se pensato con sensibilità e profondità, può diventare molto più di una scelta estetica: può diventare un atto d’amore verso di sé.
Se vuoi iniziare questo percorso di consapevolezza e trasformazione attraverso la tua casa, iscriviti al suo canale YouTube. Ogni settimana, Mattia condivide consigli pratici, riflessioni e ispirazioni per aiutarti a modellare il tuo spazio e, con esso, il tuo benessere.
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