Perché il Salone del Mobile ci riguarda tutti?

Perché il Salone del Mobile ci riguarda tutti?

Com’è nato il Salone del Mobile?

Tutti ne parlano, ogni aprile. Ma chi conosce davvero la storia dietro il Salone del Mobile? Chi sa da dove arriva questo evento che, anno dopo anno, trasforma Milano nella capitale mondiale del design?

Tutto comincia nel 1961, in un’Italia che vuole rialzarsi, creare, esportare bellezza. A credere nel progetto sono uomini come Giulio Castelli (fondatore di Kartell), Cesare Cassina, Aldo Fossati (Arflex), Giuseppe Ciribini, in collaborazione con FederlegnoArredo e con il sostegno del neonato Cosmit, Comitato Organizzatore del Salone del Mobile Italiano.

Sono imprenditori, certo. Ma prima di tutto visionari. Capiscono che l’Italia ha qualcosa da dire al mondo: il suo design. Non basta più il passaparola, non bastano le fiere generaliste. Serve una piattaforma internazionale dove far brillare il genio italiano del progetto. E così nasce il primo Salone del Mobile, con 328 espositori e un’ambizione chiara: dare un volto al design italiano.

salone del mobile storia

Cosa rappresentava allora?

Molto più di una fiera. Era una dichiarazione d’identità. Un luogo dove la manifattura si faceva cultura, dove il mobile usciva dalla bottega ed entrava nella storia del costume. Dove si poteva toccare con mano l’evoluzione del vivere contemporaneo.

Negli anni ’60 e ’70, il Salone esplode. Cresce in dimensione e prestigio, e accoglie la rivoluzione progettuale italiana: quella di Zanuso, Magistretti, Sottsass, Scarpa. Ma anche di architetti e designer internazionali che trovano a Milano terreno fertile per idee nuove.

Quando è nato il Fuorisalone?

In modo spontaneo. È la città che lo ha inventato.

fuorisalone storia

All’inizio degli anni ’80, alcune aziende decidono di non limitarsi alla fiera ma di aprire i propri showroom in città. Invitano clienti, stampa, amici, architetti. La risposta è entusiasta. In poco tempo, il Fuorisalone diventa un fenomeno parallelo. Più libero, più fluido, più imprevedibile.

Quartieri come Tortona, Brera, Lambrate, Isola, 5Vie diventano teatri di sperimentazione urbana. Nascono eventi, installazioni, mostre, talk. Il design esce dagli stand e incontra le persone nei luoghi della vita quotidiana.

Perché oggi i grandi brand stanno rivedendo la loro presenza in fiera?

Perché i tempi sono cambiati. I costi per partecipare al Salone del Mobile sono alti, le esigenze di comunicazione sono mutate. La digitalizzazione ha ridefinito tempi e modi della relazione tra azienda e pubblico. Alcuni grandi gruppi, come B&B Italia, Poltrona Frau, Cappellini o Zanotta, oggi scelgono il Fuorisalone o i propri spazi, per incontri più intimi, esperienziali, mirati.

Ma attenzione: non stanno rinnegando il Salone. Stanno cercando nuove forme per viverlo. Più elastiche, più sostenibili, più coerenti con una contemporaneità che premia l’autenticità più del clamore.

Il Salone del Mobile è ancora importante?

Sì. In modo diverso. Oggi il Salone è uno specchio del tempo. Non più solo esposizione, ma riflessione. Non solo lancio di prodotto, ma dialogo aperto sul futuro del design, dell’abitare, della sostenibilità.

Il suo valore sta nell’essere una piattaforma culturale, un punto di convergenza dove progettisti, aziende, studenti, giornalisti, artigiani e istituzioni si confrontano. È qui che si colgono i trend che ancora non hanno un nome, ma che cambieranno il mondo del progetto.

E il 2025?

L’edizione 2025 sarà delicata, forse anche controversa. Alcuni nomi storici non parteciperanno, altri torneranno in forme nuove. Ci sarà un bilanciamento tra grande e piccolo, tra mainstream e indipendente. E Milano sarà più che mai il cuore pulsante di un design che si rinnova.

Ci aspettiamo più profondità, meno sovrastruttura. Più contenuto, meno show. Più qualità dell’esperienza. Meno rumore di fondo.

Il Salone ha ancora un futuro?

Non solo ha un futuro: è chiamato a disegnarlo.

La sfida non è sopravvivere, ma evolvere. Il Salone del Mobile può diventare un ecosistema diffuso. Può valorizzare anche le micro-realtà, i giovani, gli artigiani, chi sperimenta ai margini dei riflettori. Può diventare ibrido, capace di fondere presenza fisica e contenuto digitale. Può entrare nei quartieri, nei dialoghi, nella scuola, nella ricerca.

Perché ci riguarda, anche se non siamo designer?

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Perché il design ci parla di come viviamo. Di cosa scegliamo per i nostri spazi, i nostri corpi, le nostre comunità. Il Salone non è una fiera di settore. È un laboratorio di possibilità. Un teatro dove si raccontano nuovi modi di essere nel mondo.

Ogni oggetto, ogni allestimento, ogni installazione può accendere domande: come voglio abitare? Che rapporto ho con la materia, con il colore, con il tempo? Posso circondarmi di meno, ma meglio?

Il Salone del Mobile ci riguarda perché parla di noi. Delle nostre scelte. Dei nostri desideri. Delle città che vogliamo costruire.

E finché ci saranno domande così, il Salone sarà il posto giusto per cercare le risposte.

Leggi anche: Il calendario delle fiere di design e arredo nel 2025

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