Un anno senza Gaetano Pesce: ci manca il suo sguardo oltre la forma

Un anno senza Gaetano Pesce: ci manca il suo sguardo oltre la forma

Il 3 aprile 2024 ci lasciava Gaetano Pesce, uno dei più grandi maestri del design contemporaneo, innovatore instancabile e artista visionario.

Gaetano Pesce: un visionario che ha ridefinito il design

Un uomo che con il suo genio e il suo sguardo oltre la funzione dell’oggetto ha ridefinito il concetto di design. Gaetano Pesce, nel corso della sua carriera lunga sessant’anni, ha teorizzato sulla diversità, sul cambiamento, sull’originalità, sull’imprevedibilità.

Parlava del design come qualcosa di intimo, sempre spinto dal desiderio di sperimentare e proteso all’innovazione. Ha esplorato mondi, tecniche e ambiti diversi.

Un vanto italiano per nascita e formazione: nasce a La Spezia l’8 novembre del 1939 e intraprende gli studi di Architettura allo IUAV di Venezia. Il suo spirito nomade lo rende un vero cittadino del mondo: ha vissuto a Padova, Venezia, Londra, Helsinki, Parigi.

L’approdo a New York: casa-studio e rinascita creativa

casa new york gaetano pesce

Negli anni ’80 si stabilisce a New York, dove un suggestivo loft nell’Arsenale Navale di Brooklyn diviene la sua casa-studio, un laboratorio di sperimentazione e un rifugio creativo.

New York lo cattura, lo accoglie e si rivela lo sfondo perfetto della sua mente creativa. Qui, nella metà degli anni Novanta, ha origine il progetto Fish Design, una collezione di pezzi unici creati a mano con la resina – materiale a lui caro – che contrastano l’omologazione e la dilagante produzione seriale.

Il manifesto del progetto inneggiava all’unicità come evoluzione dallo standardizzato, all’umanizzazione del difetto, all’innovazione. A New York dedica alcune delle sue opere più celebri: i divani “Tramonto a New York” (1980, prodotto da Cassina), “Notturno a New York” (2010), e la scultura “WTC – Rebuilding Project”, due torri unite da un cuore luminoso per commemorare l’11 settembre.

L’incoerenza come stile: Gaetano Pesce e il design radicale

Designer, architetto, artista di fama internazionale, non è facile incasellare e definire Gaetano Pesce. Del resto, alle definizioni è sempre fuggito. L’unica che si è attribuito e ha difeso con orgoglio è: un INCOERENTE.

Tra i massimi esponenti del design radicale, movimento che ha dominato la scena creativa dagli anni Sessanta, la sua carriera è stata un vortice di contraddizioni, un continuo mutamento di idee e posizioni.

Appena laureato, aderisce al Gruppo N, un collettivo di artisti e designer legati all’arte programmata e cinetica. In seguito, rigetterà l’astrattismo, ritenendolo privo di anima, per intraprendere un percorso individuale basato sul binomio funzione-espressione, rendendo il suo operato un esempio di design libero e multidisciplinare.

Il design figurativo: tra funzione e narrazione

Promuoveva un design figurativo: sosteneva che una forma riconoscibile trasmettesse più informazioni rispetto a una figura astratta, facilitando la comprensione da parte del pubblico.

Questo principio lo portò a incorporare elementi figurativi in molte sue creazioni, dagli oggetti decorativi, alle sedie, ai tavoli, fino all’architettura. Era un visionario e un instancabile ricercatore, innamorato dell’innovazione, fino al punto da mettere in discussione tutto pur di creare il nuovo. Odiava ripetizioni e abitudini, con un’unica eccezione: le cene da Antonucci Caffè a Manhattan.

Il legame con Cassina e la Serie Up

gaetano pesce serie up

Fu un grande amico e ammiratore di Cesare Cassina, che considerava il suo miglior committente. Grazie a Cassina ha potuto realizzare, senza pregiudizi o condizionamenti, alcuni dei suoi pezzi più iconici, ancora oggi in produzione, come la Serie Up.

Nel suo percorso creativo, cercava sempre l’armonia. L’uso del colore era una sua imprescindibile prerogativa, un richiamo visivo forte: “più un colore è caldo e avvolgente, più l’attenzione è attiva”. Il rosso era il suo colore guida, anche se negli ultimi anni aveva iniziato a preferire tonalità tenui e trasparenti.

Gaetano Pesce: un artista sociale, provocatore e poetico

Amava divertire, ma anche provocare. Era giocoso e leggero, eppure profondamente politico. Le sue opere erano cariche di significati.

Sulla sua poetica è stato scritto moltissimo. Lui stesso suggeriva di rappresentare i suoi lavori non tanto in senso cronologico, quanto attraverso i principi cardine della sua ricerca:

  • Caos creativo e aleatorio

  • Multidisciplinarità

  • Sperimentazione

  • Elogio dell’errore: il difetto come valore

  • Uso di materiali innovativi e contemporanei

Pesce preferiva materiali sintetici e industriali, rifiutando l’uso di materiali classici già celebrati dai suoi predecessori.

Etica, estetica e raffigurazione: il design come messaggio

donna chair

Per Pesce, raffigurare significava comunicare. Aggiungere un significato all’opera – politico, sociale, culturale – era essenziale. Etica ed estetica erano per lui inseparabili. Il design diventava arte quando trasmetteva un messaggio profondo.

Osservava da vicino la natura umana, traendo ispirazione dai pensieri femminili e maschili. Questo lo portò a esplorare l’antropomorfismo, usando il corpo umano come spunto creativo. La sua opera più celebre è la poltrona “Up 5” (1969), conosciuta come “La Mamma” o “Donna Chair”, abbinata al pouf “Up 6”.

Una poltrona che rappresenta maternità e accoglienza, ma anche una denuncia: la donna incatenata al pregiudizio, simbolo della sua condizione di oppressione. Un tema ancora oggi attualissimo.

Altrettanto toccante l’installazione “L’Uomo stanco”, che rappresenta un uomo accovacciato e senza forze: un grido silenzioso contro il peso delle responsabilità sociali.

Le collaborazioni e l’Art Design

Negli anni ’70, fonda con Alessandro Mendini la società di design Braccio di Ferro, insieme al Centro Ricerche di Cassina. Il progetto si fonda sull’Art Design, ovvero la creazione di pezzi unici o a tiratura limitata per collezionisti e gallerie. Da qui nascono opere provocatorie come la lampada Moloch e la collezione Golgotha, ispirata alla Passione di Cristo.

I suoi progetti diventano sempre più organici: utilizza materiali morbidi e flessibili, come nel caso del Tavolo Sansone II, decorato da operai inesperti con volti di cartoni animati, celebrando l’errore come bellezza.

Il trionfo della diversità: Nobody’s Perfect e altre opere iconiche

Il concetto di unicità e diversità trova massima espressione nella collezione “Nobody’s Perfect” (2003), prodotta da Zerodisegno: sedute, tavoli e scaffali in resina, dai colori vibranti e dalle forme irripetibili. Un inno alla differenza.

Tra le sue opere più note ricordiamo:

  • Pratt Chair: nove sedute sperimentali in resina multicolore, create per il Pratt Institute di New York, oggi al MoMa.

  • Serie Feltri (Cassina, 1987): poltrone in feltro compresso.

  • La Michetta (Meritalia, 2005): divano ispirato al pane milanese.

  • Come Stai? (Bottega Veneta, 2023): 400 sedie uniche per la Milano Fashion Week.

sedie come stai

Architettura e ultime opere

Anche in architettura, Pesce ha lasciato il segno. Tra le sue creazioni più importanti:

  • New York City Organic Building (2005): edificio dal design organico e colorato.

  • Tu si na cosa grande: omaggio a Napoli e alla figura di Pulcinella, espressione del dualismo tra bello e brutto, ironia e difetto.

L’eredità di Gaetano Pesce

Ci ha lasciato un anno fa un designer d’eccellenza, dalla personalità dirompente. Ha diviso, fatto discutere, emozionato e provocato. Le sue opere sono custodite nei più importanti musei del mondo:

  • MoMa (New York)

  • Metropolitan Museum (New York)

  • Victoria and Albert Museum (Londra)

  • Centre Pompidou (Parigi)

Il suo contributo ha cambiato per sempre la storia del design contemporaneo. Un messaggio potente e duraturo che continuerà a ispirare generazioni di creativi.

A lui va il nostro più sincero e sentito grazie.

 

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